POESIE di Faline
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IL MIO PAESE

Disteso è il mio paese
su di una collina,
pieno di case,
pieno di palazzi.
Tante le famiglie,
molti i ragazzi.
Belle le strade
con ariosi spiazzi.
I suoi abitanti,
della loro terra,
nel cuore ne cullano gli umori.
Tenace e forte
di molti è il loro impegno
perché sono degli agricoltori.
Esperta è invece altra gente
che ogni lavoro sa curare
e afferra,
creando a volte,
con le loro mani
autentici capolavori.
Amo tanto
la mia cara Lavello
che dà ricchezza
a chi non sa lasciarla
e con orgoglio
di lei sempre parla,
dell’aria pura
e il cielo terso e bello.
Sulla collina
il mio paese poggia
ogni sua essenza,
ogni finestra e loggia.
Gaia e pulsante
la vita si dipana.
Ed acqua pura
dona ogni fontana;
ed è limpida,
fresca e montana.

“UN PAESE VUOL DIRE NON ESSERE SOLI, SAPERE CHE NELLA GENTE, NELLE PIANTE, NELLA TERRA C’E’ QUALCOSA DI TUO… ANCHE QUANDO NON CI SEI, RESTA AD ASPETTARTI…” [Cesare Pavese]

LA MIA FANTASIA

Chi mi salva…
è la mia fantasia.
Mi ossigena
nei momenti pieni di malinconia…
E’ la fantasia
che a sessant’anni
mi dà vigore,
non mi fa sentir gli affanni;
mi fa vedere le nuvole a forma di cuore…
mentre accosto al petto
un piccolo fiore;
mi fa ascoltare le parole del vento…,
tradurre il miagolio dei gatti,
mentre tra i capelli
scopro un po’ d’argento…
Con la mia fantasia
volo lontano…
là dove c’è il mare.
Mi rivedo bambina
e poi… felice sposa all’altare.
Il sogno della mia vita
si è avverato:
giorni sereni
trascorsi con l’amore mio adorato;
i miei bimbi, fanciulli diventati
e poi… uomini impegnati.
Ma, quando tutto è alla fine…
ricorro ancora
alla mia fantasia.
E mentre ogni cosa appassisce,
percorro sicura la via
che al suo finire
a lui per sempre mi unisce.


STATI D’ANIMO

Io che ricordo tutto.
Io che piango e mi distruggo.
Non voglio esserci senza te.
Fingere di star bene,
di aspettare la neve.
Preferirei morire
e un giorno svegliarmi,
riuscire ad alzarmi.
Ho tanta tristezza.
Camminare, respirare,
ridere, parlare,
piangere
e da sola continuare…
Vorrei una tua carezza…
Da una finestra socchiusa
una musica.
Mi ritrovo a cantare.
La mia voce è magica…
E’ bella la vita!
Mi vergogno,
mi nascondo,
mi pugnalo da sola,
la lama affondo.
Non sanguino, no!
E’ lunga la strada
prima che tutto accada…
Non più ricorderò
colui che mi guardava,
mi ascoltava,
mi guidava,
mi adorava.
Dimenticherò,
son certa,
ogni amarezza.

LA MIA BAMBOLA

Come farò a vestire
la mia bambola ?
Non ho ne pizzi
ne merletti.
Ricorrerò
alla mia fantasia
ed i risultati,
son certa,
saranno perfetti.
L’abbellirò
con camicetta di seta
affinché la sua faccina
non sarà più triste
ma gioiosa e lieta.
Ai suoi piedini
scarpette rosa
legherò
con un nastrino
ed una perla luminosa.
Farò bello, così,
il suo aspetto.
Ma, quel che conta,
è che lo farò
con molto affetto!
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La bambola mia
è l’infanzia passata
a giocar spensierata
e di abbagliante gioia
amata.
Della vita a venire     
immagine non c’era….
Anni felici
non senza le pene
per le vicende terrene.
Ma un gran bene
addolciva gli affanni
e le giornate
rendeva serene.
Dolce merletto
la trama della mia vita;
sospesa a metà…
e mai più ricucita.
Delicato pensiero
la camicia di seta
che alla bambola dono
in modo sincero
e tocco con mano
ricordando
un passato lontano….
La indosso pur’ io
la camicia di seta
e appaio felice;
ma nella parte segreta
del mio cuore
infranto,
nessuno vede…
l’immenso rimpianto.
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Le scarpe son nere…
Le lego piangendo
a quella bimba pensando
che tendeva il nastrino
colore di rosa
con sopra una perla
or non più luminosa.