MARITE' NON MORDE di Veronica Tranfaglia

"Da quel viso che mi risultava così estraneo sbocciarono un sorriso e immediatamente dopo un pianto fragoroso.
Prenderla tra le braccia e stringerla al mio cuore fu la cosa più spontanea del mondo.
Per me che ero così inconsciamente ostile, la mia reazione fu sorprendente e liberatoria.
Maritè era un desiderio che avevo nel cuore".

[tratto dal libro 'Maritè non morde' di Veronica Tranfaglia, pubblicato da Compagnia Editoriale Aliberti nel 2016]

 

"Maritè non morde" è la storia di una sfida con se stessi e con il mondo, raccontata con la franchezza e l'intimità emotiva di un diario personale, la cui autrice non ha alcuna velleità di presentarsi come eroina della propria ardua vicenda, né di costruirsi come tale ai propri occhi. Eppure, la scrittura carica di silenzi, aperta a sempre nuove domande, anziché arroccata in una tensione moralizzante, e coraggiosa nel palesare le proprie contraddizioni e i propri turbamenti senza autocompatimento (né autocompiacimento), induce sommessamente il lettore a farsi condurre in un viaggio di scoperta di scomode verità interiori.
La nascita di una figlia con la sindrome di Down getta la protagonista in un conflitto interno che all'inizio fatica a comprendere e ad accettare. Da un lato gli schemi della cultura acquisita e interiorizzata e le etichette imposte dalla mente, che uniformano e negano la bellezza della diversità. Dall'altro l'istinto materno, il mondo dei sentimenti, lo sguardo puro delle altre due bambine che è in grado di vedere l'amore oltre le forme, nella sua semplicità.
Alla fin fine, è di negazione di sé che si parla: scissione dal dolore, censura della felicità, congestione nel conflitto... bisogno della mente di tenere tutto sotto controllo. "Non mi era dovuto gioire e neppure soffrire" - è questa la percezione di Veronica. Ma saranno proprio la consapevolezza della propria angoscia, scandagliata in profondità, e l'accettazione della coesistenza di emozioni contrastanti a gettare in lei le fondamenta di una nuova forza, tutta femminile.
Da vittima di uno sconvolgimento dovuto a circostanze esterne, la protagonista si scopre fondamentalmente vittima del bisogno di apparire normale e della propria occulta, sottile intolleranza. E piano piano le delusioni, pur incalzanti, e gli incubi, pur angoscianti, diventano pietre miliari di una crescita continua, che coinvolge pienamente il lettore: il racconto si dipana, tra silenzi e apparenti ripetizioni, attraverso la scoperta di un nuovo senso della famiglia, della solidarietà, degli affetti, del valore della diversità... e dell'amore ormai inarrestabile e disarmato per la piccola Maritè, punto di svolta della vita di sua madre.
A noi lettori piacerebbe, a questo punto, essere guidati in un prossimo racconto a seguire la crescita di questa bambina, che abbiamo già imparato ad amare. Magari con lo stesso tocco forte, conciso, sempre aperto all'autocritica e mai autoritario: come solo una madre consapevole sa fare.

Laura Vigilante Rivieccio