COSTUME E MALCOSTUME - Storie di ordinaria burocrazia 2 - di Ivo Zunica

Che il buon senso e la ragionevolezza sia una merce sempre più rara non mancano occasioni per sospettarlo.
Dunque, ho avuto, come tanti, la necessità di raccogliere la documentazione necessaria al CAAF per produrre la famigerata attestazione I.S.E.E. (sempre sia benedetta). Non si tratta di un’impresa di poco conto, com’è noto, stante la mole di documenti che bisogna procurarsi e produrre. Tra i quali documenti, come si sa, ci sono anche la giacenza media e il saldo a fine all’anno precedente dei conti correnti di tutti componenti del nucleo familiare.
Allora vado in banca e lì, seduta stante (sarò stato fortunato) mi consegnano quanto da me richiesto in men che non si dica. Viene poi la volta di due conticini e due “postepay” presso le Poste Italiane. E faccio la prima passata all’ufficio postale, con relativa ed estenuante coda, si sa. Allo sportello mi consegnano 4 moduli e mi dicono: lei li compili, poi torna qui e le diamo quello che le serve. E vabbè. Non avendo tutti i dati a disposizione, torno a casa e provvedo alla bisogna.
Altro giorno, seconda passata all’ufficio postale (e altra inenarrabile fila). Allo sportello mi dicono: eh, però lei doveva portare anche i documenti d’identità e i tesserini sanitari (per il codice fiscale) di tutti i componenti della famiglia. Intuitivo, si dirà. E infatti li avevo portati. Però (dico io) avvertirmi prima, alla prima passata, no?
Si dà il caso però che mio figlio aveva smarrito pochi giorni prima la sua tessera sanitaria con relativo codice fiscale. Meno male, dico io, che ho pescato tra le mie carte una fotocopia della medesima. Eh no, mi dice l’amabile impiegato: a noi serve l’originale! Ma – domando io – lei dell’originale, mi scusi, che se ne farebbe? Eh, ne faccio una fotocopia e poi la timbro e la conservo. Ok. Ora, le faccio notare che questa fotocopia è in tutto conforme all’originale, come posso documentare con la carta d’identità di mio figlio e con altri documenti che ho qui. Inoltre tutti questi dati, mi pare, sono in vostra disponibilità, visto che la postpay è stata accesa qui da voi.
Infine – soggiungo – ma se io le do la mia fotocopia e lei vi appone il suo bel timbro, chi mai potrà dimostrare che non trattasi di una fotocopia da lei bellamente tratta dall’originale? Lo sappiamo solo io e lei (oralmente) in questo momento…
Niente da fare: io non posso – mi dice l’irremovibile impiegato – queste sono le disposizioni. Ma vede – obietto – se io richiedo adesso una nuova tessera sanitaria mi arriva alle calende greche e siccome (lo confesso) sono un po’ in ritardo per la presentazione dell’I.S.E.E. c’è il rischio che io la ottenga troppo tardi: troppo tardi, cioè, per avere la riduzione della seconda rata universitaria di mio figlio e non dover conseguentemente pagare l’importo massimo…
Mi spiace – ribatte lo zelante impiegato – ma io non posso fare altrimenti. Fortunatamente, però, mi viene un’illuminazione: ma se io – dico – vengo qui da lei con idonea denuncia di smarrimento della tessera sanitaria medesima, con la fotocopia della tessera e col documento di mio figlio, lei me lo dà il benedetto saldo (peraltro nullo, perché su quella postepay c’è stato sempre quasi niente) al 31 dicembre dello scorso anno?
Ah sì, s’illumina l’impiegato: così si può fare, non c’è problema. Bene. Passaggio dai carabinieri, denuncia di smarrimento e terza passata (con fila biblica) all’ufficio postale. Stavolta finalmente ce l’ho fatta, penso in cuor mio, mentre mi sottopongo al tormento della terza coda. Ma troppo presto ho cantato vittoria! Allo sportello apprendo infatti (solo adesso) che la richiesta deve presentarla direttamente mio figlio, dal diretto interessato, non è che si può fare per interposta persona.
A quel punto sono assalito da un raptus omicida. Non nego infatti che tutte le manovre anzidette fossero necessarie, ma mi domando, benedetto iddio, in quale ufficio che si rispetti le informazioni vengano date così, col contagocce, al prezzo di tre (diconsi tre) lunghissime code. La norma non è forse che quando devi richiedere un documento presso un ente, un ufficio pubblico o anche privato ti dicano subito qual è tutta la documentazione necessaria per inoltrare la domanda?
Le poste italiane, un tempo, facevano solo spedizioni (corrispondenza, pacchi, danari e affini). Poi un bel giorno si convertirono anche in istituto di credito. Ma il personale che ci lavora (tranne le più giovani generazioni) viene da un’epoca in cui gli addetti si regolavano all’incirca come in un impiego pubblico (nel senso più deteriore del termine), di un’organizzazione che aveva avuto peraltro fino ad allora il monopolio del relativo settore. Hai voglia di fare corsi di riconversione, aggiornamento e simili: la mentalità rimane quella d’un tempo. C’è una viscosità generazionale negli impiegati agli sportelli: mediamente sono sempre poco motivati, pigri, lenti fino all’esasperazione, spesso sgarbati e magari anche oltremodo guardinghi su un terreno, quello finanziario, col quale continuano ad avere scarsa dimestichezza. Il buon senso va a farsi benedire e ci si attiene scrupolosamente alle regole, fino all’assurdo, talvolta, al paradosso. Tanto chi ci smena – mi si perdoni il “padanismo” – sono gli utenti che fanno la coda…