L'olocausto delle persone con disabilità: i fratelli OVITZ

Sette dei dieci fratelli OVITZ , affetti, come il padre, da una forma di nanismo (tre fratelli avevano invece altezza nella media) diedero vita ad una compagnia di attori, ballerini, musicisti, cantanti che si esibì con successo in numerosi Paesi europei.

Ebrei originari della Romania, non si erano preoccupati molto delle leggi antisemite in quanto avevano ottenuto di non aver segnalata la propria origine ebraica sui fogli che presentavano alle frontiere.

Mentre si esibivano in Ungheria, invasa dalle truppe del Terzo Reich, furono però imprigionati e condotti ad Auschwitz, dove avvenne l’incontro con il famigerato dott. Mengele, medico del Campo, passato alla storia per i suoi sadici esperimenti sugli esseri umani, in particolare bambini e gemelli.

Al loro arrivo, Mengele venne svegliato subito, cosa che non sarebbe avvenuta in altri casi. Il “medico”, dopo averli interrogati, affermò che avrebbe avuto lavoro per numerosi anni, come ci fa sapere Perla, la più giovane del gruppo, alla quale si deve buona parte della memoria delle loro terribili vicende.

Mengele li voleva vivi per i suoi esperimenti e concesse loro, per così dire, dei “privilegi”, come indossare i loro abiti, avere dei vasini (tolti ai bimbi ammazzati) piuttosto che usare le latrine comuni, avere una zuppa di pane in più. In contropartita, furono sottoposti a terribili esperimenti, con prelievi infiniti di sangue e di midollo (“quando svenivamo, fra vomito e schizzi di sangue, si fermava; appena svegli, riprendeva”), continui raggi X, denti sani e capelli strappati, sostanze iniettate nell’utero delle donne…

Trascorsero così sette lunghissimi mesi fino all’arrivo dei Russi, il 27 gennaio 1945. Mengele scappò e non fu mai catturato; morì stroncato da un ictus nel 1979, in America del Sud.

Gli Ovitz tornarono al loro villaggio in Romania; successivamente, nel 1949, emigrarono in Israele. L’ultima a spegnersi fu Perla, nel 2001.

Francesco Vigilante Rivieccio

 

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