CHE IL BENE NON FA NOTIZIA di Ivo Zunica

Proprio vero che  il bene non fa notizia?

Sto pranzando e intanto ascolto, senza guardare, un notiziario televisivo. Mi rendo conto meglio, così, di due cose contraddittorie: da una parte che il morboso gusto di apprendere la sciagure altrui e i mali del mondo mi tiene incollato alla trasmissione; dall’altra che vorrei però anche alzarmi, spegnere la TV, anzi no: vorrei aprire la porta, andarmene fuori, a prendere una boccata d’aria pura, nel silenzio dei campi. Dalle voci televisive non arriva infatti altro che una teoria fitta, un flusso ininterrotto, una trafila  continua di crimini, guai, imbrogli, corruzioni, calamità, sciagure nel mondo. Non altro. Non una buona notizia.

Possibile che il mondo sia fatto così, mi chiedo? Ma non accade nulla di buono, nel mondo? Non c’è qualche comportamento eccezionalmente elevato? Qualche fortuita circostanza positiva? Qualche buona nuova da riferire? O sarà perché le buone notizie non fanno… notizia? E che quest’ultima sia una regola del giornalismo, come talvolta si sente dire, sarà proprio vero? Siamo sicuri che i telespettatori non vogliono aver conoscenza d’altro che di efferati crimini, turpi nefandezze, immonde ruberie ed altre simili amenità? E che questo faccia bene alla loro vita?

Mi dicono che una mia nonna, la quale pure sapeva a stento leggere e scrivere, fosse vorace, nel secondo dopoguerra, della quotidiana cronaca nera dei giornali. Il fatto è che con quello che aveva passato nella vita doveva essersi fatta l’idea che nel mondo esistessero all’incirca solo malfattori e malefatte. E ne trovava conferma ogni giorno nei giornali. D’altro canto, aveva appena trascorso un ventennio, quello fascista, in cui la cronaca nera era quasi scomparsa dalla carta stampata (come del resto il Male dal nostro Paese…).

E invece… Invece nella scuola in cui insegno ho un alunno di cui tutti appaiono attoniti quanto contenti. Dunque: profitto scolastico eccellente da quando è nella scuola. Intelligente, sempre attento, ma non molto partecipe, però solo perché non ama mettersi in mostra, fare il primo della classe. E’ discreto, gentile, collaborativo e (udite udite) parla costantemente a bassa voce (e questo sole le poche volte che si permette di chiacchierare con un compagno – sempre al momento opportuno).

Qualche giorno fa, durante la correzione di un compito in classe assieme agli studenti, mi rendo conto che nessuno di loro ha risposto ad un certo quesito. Ma come – dico – eppure sono certo di aver spiegato bene questa cosa. Nooo, rispondono in coro gli alunni. Voi – ribatto – mi state prendendo per il naso! Loro allora che fanno? Tutti all’unisono (senza però fiatare) additano lo studente suddetto. Come a dire: lo chieda a lui, se non ci crede. E lui, quasi con rammarico, mi fa cenno col capo che no, che effettivamente io quella certa cosa non l’avevo spiegata (e l’avevo spiegata, ho poi realizzato, in una classe parallela).

Ed ora, ciliegina sulla torta, una faccenda da trasecolare, da deamicisiano libro Cuore. Negli stessi giorni apprendo, da una commessa che lavora al medesimo piano della classe in questione, che l’alunno di questo racconto, cosa ti combina, al termine delle lezioni, quando gli altri compagni se ne sono appena andati? Ebbene, spesso si trattiene in aula per qualche minuto in più, dà una sistemata a banchi e sedie, poi va in caccia di scopa e paletta e dà pure una spazzata almeno sommaria al pavimento.

Ma che fai? Gli ha chiesto la commessa. “Niente… se no poi “ci” dicono che lasciamo sporco…” Fine delle trasmissioni. Per il momento conosciamo la faccenda solo in pochi intimi. Mica lui va a raccontarla in giro, tanto meno ai suoi compagni di classe. Però non c’è nessuno dei colleghi, a cui io l’abbia riferita, che non si sia, come me, e sia pure ciascuno a suo modo, commosso. Non è che poi il bene e le belle notizie risultino di necessità sempre tanto noiose.

P.S.
Incidentalmente, l’alunno in questione è indubitabilmente cinese. E’ anche un bel ragazzo ed è più alto di me, che non sono un tappo (tanto per arricchire la serie dei luoghi comuni). Avrà dei genitori che sono dei cerberi, dei tiranni, ma non sembrerebbe, dal suo comportamento, anche se in vero non li si è mai visti a scuola, i genitori. Saranno certo del tutto disamorati verso la scuola pubblica italiana, secondo un noto cliché. Ma non si direbbe, visti i risultati scolastici del figlio. Mah. Il mondo è pieno di bei misteri.


Sul sito di Napolinternos trovi altri articoli e informazioni sull'autore, il Prof. Ivo Zunica:

- La bussola del dubbio
- Violenza sulle donne: un punto di vista maschile?