LA ROSA ANTICA DI POMPEI - Riflessioni di M.R. Pugliese

IL LUOGO DELLA ROSA

“La Rosa è il profumo degli Dei, la gioia degli Uomini, la grazia dell’Amore” (Anacreonte)



Declinata in latino, cantata da Shakespeare, regalata e ricevuta in nome dell’amore, compagna nelle tappe più importanti del cammino umano, profumata, vellutata, petalosa, un tripudio di eleganza e di bellezza che ha ispirato un Olimpo di versi: non manca mai di sorprenderci la Regina dei Fiori e dei Cuori. 
Coltivata e coccolata in 150 specie, suddivise in numerose varietà, la Rosa è apparsa sul nostro pianeta prima dell’uomo, come attesta il rinvenimento di reperti fossili. Originaria dell’Asia, la coltivazione si è sviluppata e perfezionata nei secoli producendo varietà e cultivar di altezza variabile da venti centimetri a diversi metri. Durante la sua evoluzione ha cambiato forma e portamento, e anche per effetto dei numerosi ibridi, ha quasi perso le caratteristiche floreali primitive. Cespugliosa, rampicante, sarmentosa, arbustiva o ad alberelli, a fiore grande o piccolo, essa  rimane il fiore più ricco di significati e di simboli.
Di certo la Rosa gallica è ritenuta la progenia di tutte le rose da giardino europee. La storia di quest’ affascinante fiore subì però un’importante svolta quando in Europa, nel secolo XVIII, comparve la rosa della Cina. Il felice connubio tra rose d’Oriente e rose d’Occidente perpetuò la bellezza del “geroglifico del mistero”(come viene definita in alcuni testi letterari), poiché  i botanici incrociarono le vecchie specie con le nuove, ed ottennero la Rosa tea, la più conosciuta e diffusa, insieme alla Rosa canina.
Molteplici le tonalità di colore che il fiore caro ad Afrodite può assumere: dal corallo vivo che si trasforma in giallo ocra della Indian Summer al rosso vermiglio della Grande Walzer,  dall’arancio-albicocca dell’Ambassador al rosa-salmone de la Dolce Vita, dal lilla scuro de la Blue Moon al bianco candido di Helga, passando per il rosso scuro cangiante tendente al nero della Baccarat, la più coltivata delle rose da taglio.
Tuttavia l’uomo con le sue ibridazioni, non è  ancora riuscito a creare la rosa blu.
La natura, però, riserva sempre grandi sorprese, e allora ecco l’affascinante Rosa Nera di Halfeti. Rarissima e stagionale, non si “avvicina” al nero come la citata Baccarat, ma è nero assoluto. E neppure è frutto di esperimenti di biotecnologia o di finzione cinematografica, ma il risultato dell'influenza che hanno sul colore dei petali il terreno dal quale cresce e l'acqua che assorbe.
Sboccia unicamente in un piccolo villaggio turco, Halfeti appunto, bagnato dall'Eufrate. Grazie al suo terreno e al pH dell'acqua del fiume, essa nasce in piccole quantità, una sola volta l’anno: la fioritura inizia in primavera, quando i teneri petali assumono un colore rosso scuro, e termina in estate, diventando essi di un cremisi molto intenso, fino a sfociare in quella meraviglia che è la rosa nera.
Purtroppo è in via di estinzione.
C’è una rosa che viene dal passato, le cui origini si perdono nella notte dei tempi e di cui non si sa assolutamente nulla: la romantica Rosa Antica, creata in modo accidentale da persone amanti del giardino oppure ibridata spontaneamente. La botanica definisce “antica” qualunque rosa esistente prima del 1867, tutte le altre sono “moderne”. Di là delle classificazioni scientifiche, ci piace immaginare che la Rosa Antica, eco remota del passato, sia sbocciata lungo la siepe di una vecchia strada oppure che una donna innamorata l’abbia piantata vicino al suo uomo scomparso o ancora che un emigrante la portò con sé, da un paese lontano.
Le rose antiche fioriscono soltanto per quattro settimane l’anno, da giugno a luglio, e dai loro petali si ottiene una profumatissima marmellata (per questo viene chiamata anche  Rosa della casa).
Nel sancta santorum delle rose antiche spicca la Rosa di Pompei, magistralmente raffigurata negli affreschi che decoravano le domus: la “Casa del Bracciale d’Oro”, la “Venere in Conchiglia”, la “Casa dei Quadretti Teatrali”.
L’archeobotanica, la scienza che, intrecciando archeologia e botanica, ricerca, ricostruisce, racconta, l’identità della flora di epoche passate, l’ha riportata  alla luce.
Nelle decorazioni in cui compare, ha fiori  doppi, rossi e spessi.
La rosa, nel Paese alle pendici del Vesuvio, come in tutto il Mediterraneo, non era solo pianta ornamentale, ma veniva utilizzata anche per produrre medicamenti ed estrarre fragranze raffinate. L’oleum rosarum veniva tratto da rose macerate. Il ritrovamento di svariate ampolline contenenti fragranze balsamiche, così come gli “amorini profumieri” della “Casa dei Vetti” testimoniano l’importanza della produzione di essenze profumate, che Plinio il Vecchio riporta nei suoi scritti.
Tra il mirto e l’olivo, coabitavano strettamente le rose e le viti: anche questa circostanza è emersa dal passato.
La rosa, non solo quella pompeiana, funge da sentinella dei vigneti. Essa, infatti, manifestando per prima i sintomi di eventuali attacchi dei parassiti, controlla e protegge lo stato di salute delle viti.


Ancora oggi esperti vignaioli mettono a dimora un roseto in testa ai filari.
Tornerà a fiorire la Rosa Antica di Pompei?
Auspichiamo vivamente che grazie al lavoro degli archeobotanici, dei vivaisti, e di tutti gli appassionati di questo splendido fiore, la Rosa Antica di Pompei torni a inebriarci con il suo profumo e la sua bellezza.


Maria Rosaria Pugliese,
luglio 2016

[Nell'immagine in alto, a destra del titolo, affresco dalla Domus del Bracciale d'Oro di Pompei]

 



LA ROSA E L'OLIVO
rosa canina


Era la Regina del terrazzo. Bella molto, slanciata, e altèra come si addice a una vera regina. Tutte le piante adoravano quella Rosa antica e modernissima dai petali bianchi  che ad ogni stagione rifioriva più incantevole e profumata.
La sera, quando gli umani abbassavano le tapparelle e andavano a dormire, da quello spazio verde, mediterraneo, si alzavano sussurri, bisbigli e sospiri. La Rosa bianca era corteggiatissima: l’oleandro quasi si prostrava davanti a lei, il gelsomino e il glicine s’illudevano di stregarla con le loro fragranze, i narcisi smettevano di autoammirarsi e la contemplavano, perfino le piante rustiche si addolcivano nell’osservarla.
Lei sorrideva.  Era la Regina.
Su lato opposto del terrazzo al di sopra di tutti  spiccava  l’Olivo. Maestoso, il tronco solido, la chioma ariosa, le foglie argentee. Collocato in un angolo per  via della  stazza imponente, testimone di una vitalità e di una generosità senza uguali nella specie. Innamorato della Rosa bianca.  Quando la guardava, si sentiva scosso sin dalle radici. Ma la sentiva irraggiungibile. Era la Regina.
Una volta per quei ghiribizzi che di tanto in tanto assalgono chi ha il pollice verde, i proprietari del terrazzo  decisero di cambiarne l’assetto: via il limone da lì, la chicas non più al centro della loggia,  la lantana al posto del plumbago,  le fioriere traslocate da destra a sinistra:alla fine di questo tourbillon la Rosa bianca si ritrovò  affianco dell’Olivo. Lui naturalmente ne fu felicissimo. Lei un po’meno perché l’avevano allontanata  dagli amici che la rendevano allegra: l’Olivo era così serio, riservato!
All’improvviso un pomeriggio si scatenò un temporale come non se ne erano mai visti da quelle parti: il cielo divenne pece, raffiche furiose di vento fecero ondeggiare le piante come un’unica foglia, e poi giù chicchi di grandine grossi come biglie. I fiori si chiusero per il terrore, gli arbusti tremavano temendo di essere sradicati, il terreno schizzava fuori dai vasi frantumati. La Rosa bianca rabbrividì … certo non sarebbe sopravvissuta … la tormenta l’avrebbe spezzata …
Allora l’Olivo,nobile e possente, si protese verso di lei estendendo le sue fronde e la cinse in un abbraccio d’amore e di protezione. E lei non ebbe più paura. 
Da quel momento furono un’unica pianta,  un’unica ombra.
L’Olivo regalò alla Rosa tante nuove primavere e anche stagioni mai esistite, stagioni di felicità che ella non aveva mai vissuto.
Ma un brutto giorno si parò davanti a loro un umano che non conoscevano, forse un giardiniere o un medico delle piante. Esaminò ben bene l’Olivo ed emise la sua diagnosi: era diventato troppo grosso per rimanere sul terrazzo. Doveva essere trasferito e piantato in campagna. Separarli per sempre? Quando sentirono quelle parole i due innamorati si strinsero  in un abbraccio ancor più inestricabile che non fu facile sciogliere. Ma il destino si compì, inesorabile. Quando portarono via l’Olivo, alla Rosa sembrò che un velo di polvere grigia scendesse sul terrazzo e sul suo cuore inutile.  Non le sembrava giusto quanto era accaduto, non voleva vivere senza il suo Amore, e a nulla servivano le premure di cui la riempivano le margheritine sue amiche o la gentilezza degli anemoni.  Anche i proprietari del terrazzo capirono che la Regina stava inaridendosi e raddoppiarono le cure. Inutilmente: lei se ne stava astratta da tutto, raccolta nella sua ferita immedicabile.


Ci sono notti d’estate in cui cielo e terra si fondono, notti al di fuori di ogni dimensione di spazio o di tempo, notti di vibrazioni magiche: in una di queste notti, aleggiava una musica dolcissima, le piante placide nell’ombra, i fiori palpitavano. La Rosa piangeva silenziosamente quando a un tratto percepì una carezza lieve che come un soffio, le sfiorò i petali umidi, un’altra, e un’altra ancora, e poi un abbraccio, quell’abbraccio  sconfinato e salvifico  le restituì la vita.
Allora comprese che l’Amore è più forte della morte, l’Amore è più forte del dolore, l’Amore è più forte di tutto.
Ora sul terrazzo,scomparsa la tristezza, è tornata la ricchezza dei colori e la gioia.
Perché da quella notte l’Olivo continua ad abbracciare, invisibile, la sua Rosa.
Si amano senza rumore, e sorridendo, si raccontano l’Infinito.


Maria Rosaria Pugliese,
aprile 2015

[Nell'immagine a destra del titolo, rosa canina]
P.S. La 'rosa canina' fu definita così da Plinio il Vecchio, per aver avuto il potere di guarire un soldato dalla rabbia.

 

Vuoi leggere altri racconti di Maria Rosaria Pugliese? Eccone alcuni:
Lo scrivamatore
Mare Nostrum
Il paese che verrà