Don Michelangelo Forti - di Concetta Zilli e Giovanna Forti

Luca Forti - Borgo Combrello

GLI EROI SONO DIVENTATI UOMINI: FORTUNA PER LA CIVILTA'  DI QUESTI UOMINI NON RESTI MAI POVERA L'ITALIA [S. Quasimodo]

La Rivista Abruzzese di Scienze, Lettere e Arti diretta da Giacinto Pannella, anno 1912, pubblicò la biografia di un illustre teramano, frutto di un'appassionata ricerca del prof. Luigi Fioravanti. Recita l'incipit: "Il nome di don Michelangelo Forti è riposto tutto nella tradizione, tradizione che generalmente non va più in là di due generazioni, di quelli che videro e degli altri che sentirono raccontare da quelli che videro. Eppure vi fu un tempo che del nome di Don Michelangelo Forti era piena non solo la città ma l'intera provincia…..”
Trascorrevano i decenni senza che la memoria del personaggio accennasse a spegnersi tra le genti dei Monti della Laga.
Tratteggia a tutto tondo con incisive pennellate la figura del patriota Concetta Zilli, appassionata di tradizioni, originaria di Cesacastina in provincia di Teramo, antico borgo scolpito nella roccia, lo stesso in cui nacque nel 1798 da una famiglia di pastori e di artigiani Michelangelo Forti. Sacerdote, umanista dotato di intelligenza e capacità mnemoniche eccezionali, fu professore di latinità sublime e lingua greca presso il reale collegio Aprutino di Teramo, ambita scuola superiore le cui lezioni erano tenute solo in lingua latina della durata di otto anni, che faceva accedere direttamente all'Università' di Napoli. Conosceva a memoria l'Eneide di Virgilio e a memoria ne conosceva la traduzione. Vastissima la sua cultura, si cimentava a leggere e scrivere in 7 lingue, conosceva 18 dialetti.
Di idee liberali e antiborboniche, per aver partecipato alla rivoluzione del 1848, accanto ai fratelli De Philippis Delfico, fu condannato a 24 anni di carcere duro ai ferri nel bagno penale di Nisida. Quando gli fu offerta la libertà in cambio dell’insegnamento ai  figli del re Ferdinando II, sdegnosamente  rifiutò. Morì su quest’isoletta dopo soli cinque anni di prigionia per tifo, nel 1856, prima dell’unità d’Italia.

Scrive ancora Concetta Zilli: “Don Michelangelo aprì tante scuole in questa zona di montagna dove insegnò anche lui stesso e grazie a questa mente illuminata l'analfabetismo non é mai stato un problema nei nostri sperduti paesi.
Da eroe, quando giunse a Teramo la notizia dei morti a Napoli di via Toledo, anziché come consuetudine borbonica  festeggiare l'onomastico del re del 30 maggio con sfarzo, luminarie ed il canto del Te Deum,  decise  di celebrare una funzione religiosa  per ricordare i patrioti trucidati dai Borbone. 
Don Michelangelo  Forti si prodigò affinché le campane delle chiese cittadine, incluso il duomo di Teramo, invece di  suonare "a festa" per il re, suonassero "a morto" per i trucidati di Napoli.
Grande dolore per noi montanari è sempre stato sapere che le spoglie del nostro illustre compaesano restano lontane dal paese d'origine. Lui, uomo di roccia e alte vette, costretto a riposare in mezzo al mare”.
Di nuovo ci siamo messi sulle sue tracce. Ci conducono sul lido partenopeo, a Nisida.
“L'isola luogo paradisiaco sarebbe se non fosse un bagno penale”. Il virgolettato esprime il pensiero del prigioniero politico che rivive attraverso una serie di flasch back i passaggi più significativi della sua vicenda umana e politica, arenatasi tra le mura del carcere borbonico.

Negli anni ci sono stati tentativi in questo senso. Il primo fu fatto dal senatore teramano  Cerulli Irelli che tentò l’impresa negli ultimi anni dell’Ottocento.
Più recentemente, negli anni Ottanta, don Berardo Marrocco di Cesacastina  è stato in visita a Nisida sulle tracce dell’eroe, effettuando notevoli studi sul personaggio storico, sfociati poi in commemorazioni pubbliche.
Il prof. Don Mario Quaranta, altro concittadino, ha continuato questa divulgazione tenendo regolarmente lezioni di storia incentrate su don Michelangelo Forti presso la locale scuola media di Crognaleto, istituto che da qualche anno porta il nome di “Scuola Media Statale Don Michelangelo Forti”.
Pasquale D’Angelo, da tanti anni scomparso, con la sua terza elementare, ha annotato su vari registri tanti racconti, prima di allora solo orali, sulla figura del Forti.
Negli anni la storia sorprendente di questo eroe ha colpito una scrittrice teramana, Giovanna Forti, che si è sentita come chiamata da una forza lontana a raccontare quello che è stato, negli ultimi momenti di vita, il turbamento di una grande mente illuminata... sentimenti e sensazioni che stanno prendendo forma di struggente romanzo dal titolo "E tu, ritorna!". Il libro è in attesa di essere completato con l'ultimo capitolo, quello in cui le nude ossa vengono rese al petto roccioso della madre montagna.  Desiderio e auspicio condivisi dai discendenti di D. Michelangelo, dagli abitanti di Cesacastina e località vicine.
C'è un'aspettativa diffusa, la speranza mai arresa di riuscire finalmente a rintracciare le spoglie del patriota, per restituirle al borgo natio.


A codesta Associazione, al Presidente, ai Soci impegnati in encomiabili attività sociali e culturali sul territorio partenopeo, straordinariamente ricco di opere d'arte, di testimonianze del passato e di autentici gioielli paesaggistici, siamo grate per aver accettato di ospitare il presente appello a quanti volessero collaborare alla nostra ricerca, e un “arrivederci a presto”, essendo più d'uno da queste parti desiderosi di visitare l'isola bella, dove la presenza un Istituto di recupero modello riesce a riscattare il dolore di quanti nel passato ivi soffrirono e perirono carcerati.


Ci piace concludere l'intervento citando due righe scritte per l’occasione da un ragazzo di Cesacastina di appena 93 anni, il sig. Italo Gino Romani che dice rivolgendosi al don:

Eri un gigante,come l’olmo.
Noi paesani non ti abbiamo conosciuto ma, attraverso il tempo e ricerche, ci siamo resi conto che il tuo cammino è cosparso di azioni e opere altamente meritorie tali da costituire una larga eredità di valori per i posteri.
Sei stato il figlio più illustre di Cesacastina, il tuo nome è risonato a lungo nelle vallate e tra le montagne abruzzesi, come prete, poeta, professore, patriota e martire, finché Nisida non ha raccolto le tue spoglie.
Oggi noi paesani ti vogliamo onorare, restituirti la gloria e la considerazione che meriti, affinché la tua figura, in simbiosi con quella dell’olmo, resti a imperitura memoria dei paesani presenti e futuri.

Intervento a cura di Concetta Zilli e Giovanna Forti

La foto di Borgo Combrello è di LUCA FORTI