Intervista a Mario De Bonis, autore del libro 'Eduardo visto da vicino'

Copertina del libro: Eduardo visto da vicinoMario de Bonis, napoletano di origine e abruzzese d’adozione, amico di Eduardo De Filippo (e grande amico di Napolinternos!) ha potuto coronare un sogno coltivato per lungo tempo: rendere giustizia all’Eduardo poeta, generalmente messo in ombra dalla grandezza dell’Eduardo commediografo, attore, regista, maestro indiscusso d’arte teatrale.
Il lungo studio delle oltre duecento poesie scritte da Eduardo De Filippo, conosciuto personalmente in ambito privato e familiare, ha trovato concreta espressione in un libro di  piacevole lettura, il cui titolo è  “Eduardo visto da vicino” -  (Ricerche & Redazioni Giacinto Damiani Editore – Teramo).
Il libro, assai originale rispetto all’enorme produzione su Eduardo, deve la sua particolarità alla personale frequentazione di Mario de Bonis con il nostro celebre concittadino, protrattasi per numerosi anni e tale da far sì che il libro contenga anche la narrazione di ricordi e fatti inediti della vita del Maestro. Il testo si sostanzia in un’appassionata e talvolta commossa esegesi dei versi napoletani di Eduardo, espressi in liriche che toccano i temi essenziali della vita dell’uomo: la famiglia, l’amore, la fede, le emozioni, i costumi ed anche la cucina povera napoletana .
Il sogno di Mario de Bonis  è stato altresì realizzato nei numerosi recital delle poesie di Eduardo, dei quali Mario è appassionato, accattivante e divertente protagonista. Le manifestazioni alle quali è chiamato sempre più spesso in tante parti d’Italia si sono naturalmente intensificate quest’anno, ricorrendo il trentennale della scomparsa di Eduardo (Napoli 1900 – Roma 1984).

Francesco Vigilante Rivieccio
Presidente NAPOLINTERNOS
Ottobre 2014


Da sx: Rosa Coppeto, Mario De Bonis, Francesco Vigilante, la sig.ra De Bonis

Da sinistra: Rosa Coppeto, Mario De Bonis, Francesco Vigilante Rivieccio e Celeste De Bonis


Quale  rapporto intercorre tra la produzione drammaturgica di Eduardo e quella, meno nota, poetica?


Eduardo De FilippoEduardo non nasce poeta, ma drammaturgo, commediografo. Gran parte delle sue poesie, però, sbocciano come fiori profumati direttamente dalle sue commedie. Eduardo, infatti, componeva versi quando la sua creatività drammaturgica aveva, per così dire, una pausa d’ispirazione; egli, allora, metteva per iscritto in versi le sue riflessioni, i suoi sentimenti, le sue visioni, condendole spesso con divertita ironia, sarcasmo, beffardo cinismo, per poi riprendere la composizione dell’opera principale. I suoi versi inoltre, potremmo dire, presuppongono un pubblico presente all’ascolto. D’altra parte a Eduardo, al termine dei suoi spettacoli, veniva spesso richiesto di declamare le sue poesie ed egli indugiava fino a recitarne alcune. L’arte teatrale e l’arte poetica di Eduardo sono comunque strettamente intrecciate, legate a doppio filo da un unico discorso sull’uomo protagonista nel mondo, dalla nascita alla morte.
Quale artista eclettico, Eduardo ha segnato una tappa importante nella storia letteraria italiana, confrontandosi con un largo pubblico e superando l’immagine del letterato chiuso nella sua “turris eburnea”; cimentandosi nel mondo teatrale nei ruoli di autore, attore e regista, ha sempre saputo coinvolgere emotivamente gli spettatori tra amarezza e gioia pensosa. Si è confrontato con il linguaggio televisivo e perfino il cinema ha dato spazio al suo genio creativo, con capolavori che suggellano il suo legame con la realtà partenopea: Napoli, nella sua unicità, si fa specchio dell’umanità intera.

Eduardo ha dedicato a Pasolini una toccante poesia: quale rapporto li legava?

Pier Paolo PasoliniSono stati grandi letterati e grandi amici. Si stimavano a vicenda. L’uno, cristiano senza Chiesa e comunista senza partito, cattolico e comunista nello stesso tempo. L’altro, che non rinnegò mai l’eredità cristiana della sua gente e della sua anima, senza aderire a dogmi proclamati e codificati, provava profonda simpatia per un’anima popolare, essenzialmente cristiana, quale quella dei suoi concittadini napoletani.
Prove lampanti di quest’amicizia sono sia la poesia scritta nel 1975 da Eduardo – “Pier Paolo”, una dolce preghiera per la morte di Pasolini, la cui esegesi illumina una pagina del mio libro “Eduardo, visto da vicino” – sia la scultura commissionata da Eduardo per “mamma De Bonis”, donatale in occasione del suo ottantesimo compleanno. In essa trova plastica espressione la lirica in memoria di Pasolini: intitolata “Il popolo che vuole Cristo”, mostra un Pulcinella, metafora dell’arte, in atteggiamento di supplica su un suolo arido e brullo, che davanti alla Croce chiede misericordia per l’anima dell’illustre letterato, scomparso tragicamente in una triste sera di novembre. La scultura, opera del  romano Virgilio Mortet, sarà esposta nella sala dedicata a Eduardo De Filippo nella Biblioteca Nazionale di Napoli.

Lei ha avuto la fortuna di frequentare Eduardo e la sua famiglia: ci dice come era visto da vicino, nel privato?

Gli attribuivano un carattere assai difficile. Io dico che, per parlare di carattere “difficile”, bisogna ammettere anzitutto che Eduardo aveva carattere. E ne aveva! Soprattutto sul lavoro, dove non ammetteva distrazioni o leggerezze; neanche con il figlio Luca, che trattò sempre come qualsiasi altro attore della compagnia, affinché forgiasse al meglio le proprie capacità. Ma in famiglia, nel privato, era una persona meravigliosa: lo ricordo tra i fornelli a preparare piatti della cucina povera napoletana, coccolando la dolce Pallina, una gattina piccola, agilissima, bianca con qualche macchietta nera sul musino birbante. Era la sua compagna inseparabile, la gioia del padrone di casa. Quando squillava il telefono, saltava sulla sua spalla, quasi per ascoltare e rispondere insieme a lui.

Quale ruolo riveste la famiglia per Eduardo?

Il suo amore per la famiglia era immenso. Per la famiglia intesa in senso tradizionale, fatta di mamma, papà, figli, nonni… Nelle sue sessanta commedie questo tema è ricorrente, anzi predominante: chi non ricorda nomi come Cupiello, Marturano, Soriano, Jovine, Loiacono e via dicendo… Che grande lezione, scritta mezzo secolo fa e quanto mai attuale! La famiglia, che spesso mi piace esaltare nella sua funzione di “vero ammortizzatore sociale”, assolve ancora un ruolo determinante: dove finirebbero i nostri giovani, privati di ogni speranza nel loro avvenire, se non fossero accolti nel calore del focolare domestico, fatto di mamme, papà e nonni?! Eduardo lancia un grande messaggio che nessuno può fare a meno di ascoltare.


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PIER PAOLO
- di Eduardo De Filippo, 1975 -

Non li toccate 
quei diciotto sassi 
che fanno aiuola 
con a capo issata 
la «spalliera» di Cristo. 
I fiori, 
sì, 
quando saranno secchi, 
quelli toglieteli, 
ma la  «spalliera», 
povera e sovrana, 
e quei diciotto irregolari sassi, 
messi a difesa 
di una voce altissima, 
non li togliete più! 
Penserà il vento 
a levigarli, 
per addolcirne 
gli angoli pungenti; 
penserà il sole 
a renderli cocenti, 
arroventati 
come il suo pensiero; 
cadrà la pioggia 
e li farà lucenti, 
come la luce 
delle sue parole; 
penserà la «spalliera»
a darci ancora 
la fede e la speranza 
in Cristo povero.