LA STORIA NEGATA - Maria Sofia di Borbone, l'ultima regina di Napoli

Francesco II di Borbone e Maria Sofia di Bavieradi Eugenio Donadoni

Il 13 febbraio del 1861 il brigadiere Roberto Pasca Barone di Magliano, il generale Antonelli ed il colonnello Delli Franci firmavano, dopo 102 giorni di assedio, la capitolazione di Gaeta. In pratica la fine del Regno di Napoli e l’inizio del Regno d’Italia. Per decenni l’eroica resistenza di Gaeta è stata volutamente ignorata e, solo da pochi anni, questa data viene degnamente ricordata a Gaeta con una tre giorni ricca di iniziative culturali e turistiche.

All’assedio di Gaeta è strettamente legato il ricordo di Maria Sofia, ultima Regina di Napoli. Per un anno di regno, una vita di rimpianti e di sofferenze: questa, in sintesi, la vita dell’ultima regina di Napoli. Maria Sofia nasce nel 1841 a Possenhofen in Baviera dal duca Massimiliano e da Ludovica di Wittelsbach. Quinta di nove figli, sorella della più nota Elisabetta conosciuta come la principessa Sissi Imperatrice d’Austria, riceve dai genitori un’educazione poco formale e sportiva, di carattere semplice ed anticonformista spesso in contrasto con le abitudini dell’epoca, fuma, ama le lunghe passeggiate nei boschi, nuota, caccia, tira di scherma e si appassiona alla fotografia. L’8 gennaio 1859 sposa il principe ereditario di Napoli Francesco di Borbone e, dopo pochi mesi, alla morte di Ferdinando II, a soli diciotto anni diviene Regina di Napoli.

Un vero colpo di fulmine, si innamora subito: se non del marito, sicuramente di Napoli, in quel tempo terza città d’Europa dopo Parigi e Vienna, e dei napoletani. Bellissima ed affascinante, conquista il popolo napoletano e sconvolge una corte, quella borbonica, un po’ bigotta e molto tradizionale. Non entra in sintonia con la regina madre, Maria Teresa, che ne critica i comportamenti sbarazzini e le idee liberali. Conquista decisamente il marito, sottraendolo all’influenza della matrigna, e lo spinge per salvare il regno ad una serie di riforme, dalla nomina di Carlo Filangieri a primo ministro, al tentativo di concedere una costituzione sul modello di quella vigente in Baviera.

Ma ormai è tardi: Garibaldi ha quasi raggiunto Napoli (secondo l’iconografia risorgimentale con molta facilità, anche se la spedizione era stata accuratamente preparata dalla polizia segreta del Cavour che aveva corrotto esponenti del governo e alti ufficiali del Regno delle Due Sicilie). Solo per evitare il bombardamento di Napoli, i Sovrani lasciano la capitale e tutti i loro beni per trasferirsi nella fortezza di Gaeta e organizzare una resistenza ad oltranza.

È qui che gli ultimi sovrani di Napoli, Francesco II e Maria Sofia, guadagnano gloria e fama, lontani dalle ipocrisie e dalle regole di corte, in un'atmosfera quasi cameratesca ed eroica; l’ultima regina del sud mostra tutta la sua vitalità e tutto il suo orgoglio passando intere giornate sugli spalti in compagnia degli artiglieri, incoraggiando i soldati e visitando i feriti negli ospedali; veste persino con abiti maschili pur di stare in prima linea a fianco degli eroici difensori di Gaeta. Con il suo regale comportamento conquista l’attenzione e la simpatia dei cronisti e dei letterati di tutta Europa, tanto da richiamare in difesa della cittadella molti ufficiali legittimisti, ex militari e quanti ancora si sentivano fedeli ai Re di Napoli.

Con gli onori delle armi il 14 febbraio 1861 la famiglia reale lascia Gaeta e ripara a Roma presso la corte papale. Da qui si coordina la resistenza borbonica, vengono finanziati piccoli gruppi di militari ancora fedeli che con l’aiuto delle popolazioni locali si organizzano in bande, poi definite di briganti, che vengono aspramente combattute e quindi, nel 1865 definitivamente annientate con una serie di azioni militari che non hanno coperto di gloria l’esercito del neonato regno d’Italia.

Maria Sofia non demorde e tenta di tutto pur di riavere il trono perduto; esule prima in Baviera e poi a Parigi, ha contatti con tutti gli avversari di Casa Savoia e con i più noti anarchici del tempo da Charles Malato ad Enrico Malatesta. La sua non è una vita facile: nonostante le precarie condizioni economiche ed i dolori familiari, continua ad aiutare i suoi fedeli e, sopravvissuta ai suoi tempi, non perde mai la sua dignità ed il suo sorriso, come risulta da una bella intervista da lei rilasciata al nostro Giovanni Ansaldo, pochi mesi prima della sua scomparsa. Muore a Monaco nel 1925 dove era ospite del nipote in un antico palazzo ancora di proprietà dei Wittelsbach.

Infine il 10 aprile 1984, dopo varie vicissitudini, per volere della città di Napoli le spoglie degli ultimi Re di Napoli vengono definitivamente deposte, con tutti gli onori, nella cripta della cappella reale all’interno della basilica di Santa Chiara.

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