NUOVE EMOZIONI DAL VENTRE DI NAPOLI: IL TUNNEL BORBONICO

Tunnel BorbonicoGrazie a cinque anni di duro lavoro e caparbie battaglie contro la burocrazia, il geologo Gianluca Minin con il fratello Marco e la loro equipe (°) hanno regalato alla nostra città  e al mondo intero un altro importante frammento della Napoli sotterranea: il cosiddetto “Tunnel Borbonico” (e non solo quello!).

Il tunnel fu voluto da Ferdinando II nel 1853. L’opera fu affidata al grande architetto Enrico Alvino: doveva collegare, passando sotto il monte Echia (Montedidio), il Largo di Palazzo, l’attuale piazza del Plebiscito, con via Pace (ora via Morelli), ove aveva sede una base operativa dell’esercito. Secondo alcuni doveva garantire al sovrano una rapida e segreta via di fuga verso il mare di Chiaia, ovvero, percorsa in senso inverso, consentire alle truppe di accorrere velocemente, lungo un tragitto protetto, in difesa del Palazzo Reale.
E, infatti, secondo il progetto di Enrico Alvino, l’ampiezza della galleria doveva essere tale da consentire il passaggio della carrozza reale e/o delle truppe a cavallo. L’opera non fu ultimata per la caduta del Regno delle Due Sicilie.

I lavori cominciarono dal lato di via della Pace e incorsero ben presto in serie difficoltà. Le colossali cave "Carafa" (dalle quali venne estratto il tufo per la costruzione della chiesa della Nunziatella e di palazzo Cellammare), l’antro di Mitra, l’acquedotto del Carmignano (del ‘600)  costituivano un groviglio di cunicoli, pozzi, cisterne, cavità tali da formare una sorta di “groviera” sottostante la collina, i cui primi scavi risalgono all’epoca greca, all’antica Partenope.
Oggi possiamo finalmente percorrere le secolari gallerie, osservare il lavoro di scalpello dei "cavamonti" dell’antichità, risalire con lo sguardo le "pedarole" (sorta di scale) scavate nel tufo dai pozzari, esaminare i segnali da questi incisi nella roccia per non perdere l’orientamento nel buio labirinto sotterraneo.La visita ci regala altre commoventi tracce: quelle lasciate da coloro che nelle viscere della terra trovarono riparo dai numerosi e massicci bombardamenti subiti dalla città durante l’ultimo conflitto mondiale: suppellettili, resti di letti, resti di un’improvvisata infermeria, umili (e quanto mai necessarie!) latrine e, ancora, graffiti: "noi vivi – 26 aprile 1943, allarme cessato". Quasi un sospiro di sollievo o, forse, un urlo liberatorio, inciso a carboncino, che ci restituisce l’angoscia di quei momenti.

Il percorso, liberato da detriti di ogni sorta che l’ostruivano, è in generale comodo, soprattutto quando si apre nelle colossali cisterne dell’acquedotto, la cui manutenzione era affidata ai "pozzari". Questi, vestiti di una sorta di ruvido saio con cappuccio protettivo e con la vita stretta da una corda che sorreggeva i ferri del mestiere, generalmente bassi di statura, in modo da muoversi più agevolmente negli angusti cunicoli, proprio per il loro aspetto hanno probabilmente dato vita alla leggenda del "monaciello".

Alla fine dell’attuale tragitto (oggi si accede attraverso una scala di servizio in pietra usata per la manutenzione della cisterna di un palazzo del ‘700) ammiriamo altre particolarità: le statue, fatte a pezzi, dei gerarchi fascisti, frettolosamente rimosse dalle piazze e dalle vie della città alla caduta del regime (degna di rilievo quella di Aurelio Padovani) e, ancora, auto e moto d’epoca, ivi abbandonate quando, in anni più recenti, il tunnel fu usato dal lato di via Morelli come deposito di veicoli sequestrati dalle autorità.
Dopo di allora il totale abbandono, fino a quando il gruppo di "valorosi" con a capo Gianluca Minin ha, grazie a un amore per Napoli che possiamo ben definire "viscerale", letteralmente dissepolto i tesori descritti. 

Francesco Vigilante Rivieccio
Presidente NAPOLINTERNOS 

Tunnel Borbonico
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Mi sembra doveroso elencare le persone che hanno, con tenacia e abnegazione, collaborato all’impresa: Enzo De Luzio, attuale vicepresidente del gruppo, Marco Minin, Paolo Sola, Marco Ruocco, Matilde Minervini, Fidelio De Rienzo, Vania Ferraro, Raffaele Gatta, Francesca Ruggiano, Viviana Costabile, Laura Abbruzzese, Arcangelo Bianco, Mena Martino, Gianluca Guarino, Francesco Minervini, Olimpia del Falco, Simona Sapignoli, Ugo Castaldi, Cristina Apollo, Titti Albanese, Claudio Ferraro, Ninni Magliulo, Marco Luongo, Alessia Furia, Marco Perillo, Gianluca Imparato, Vania De Simone.