IL BELLO, IL BUONO, L'ARCANO - Visita in Cilento

Certosa di Padula - Foto di G. Oliveriodi Antonella Pagano
Foto di Giovanni Oliverio


No, non è il titolo di un film poco noto di Sergio Leone… è il programma di una giornata incantevole (escursione nel Vallo di Diano: visita alla Certosa di Padula e al battistero di S. Giovanni in Fonte, pranzo a Caggiano) proposto dall’ Associazione Napolinternos.
 
Alzarsi prestissimo per arrivare puntuale all’appuntamento (ore 8 alla Metro Colli Aminei) non è poi tanto difficile, se si ha davanti una giornata così ricca.
 
 
La giornata ha naturalmente una data: è il 12 Giugno 2010, alle 8 fa già caldo, il cielo è azzurro. Il viaggio in bus è lungo, ma viene reso piacevole e interessante dalle spiegazioni e dagli aneddoti che ci vengono raccontati. D’altra parte viaggiare è proprio questo: non solo arrivare a destinazione, ma anche vivere e godere ogni attimo del percorso.

La prima tappa è la Certosa di San Lorenzo (patrimonio mondiale dell’Umanità), fondata nel 1306 da Tommaso di Sanseverino, prima Certosa in Campania (oltre a quella di San Martino a Napoli, di poco posteriore, ricordiamo anche la Certosa di San Giacomo a Capri). 
La grandiosa struttura occupa una superficie di 50.500 m.q. e presenta diversi chiostri, fra i quali uno dei più vasti al mondo, di circa 12.000 m.q., che potrebbe contenere circa sessantamila persone. 
Nel 1084 san Bruno di Colonia aveva fondato a Chartreuse, presso Grenoble, il primo convento del nuovo Ordine monastico, che prese il nome proprio dalla località.Era una valle impervia e selvaggia che si adattava bene al principio fondamentale dei Certosini: unione di uomini solitari che vivono come eremiti, benché in una piccola comunità.Narra la leggenda che Bruno si fosse recato da Ugo, vescovo di Grenoble, per chiedergli di concedergli il terreno per la costruzione del monastero. Non era solo: con lui c’erano altri sei uomini, il primo nucleo dell’ Ordine. Ugo non esitò a soddisfare la richiesta: proprio la notte precedente aveva sognato sette stelle luminose che si muovevano verso Chartreuse. 
Certosa di Padula - Foto di G. OliverioNon passò molto tempo, prima che ovunque in Europa sorgessero e prosperassero sempre nuove comunità di Certosini. La regola dell’Ordine somigliava molto a quella benedettina, con la giornata scandita dai ritmi del lavoro e della preghiera, ma metteva l’accento sull’aspetto ascetico (vita solitaria e contemplativa; pasti in comune solo nei giorni festivi e in rigoroso silenzio, ascoltando le Sacre Scritture; poche le occasioni di incontro e conversazione con i confratelli). 
Nel 1306 fu costruita dunque la Certosa di Padula. All’epoca l'Ordine certosino era sostenuto dagli Angioini, e divenne presto ricco e potente. I Certosini erano celebri anche per la loro generosa ospitalità e per i pantagruelici banchetti che offrivano (nonostante l’ideale di vita ascetica… ma trattandosi di sacra ospitalità, in questo caso prevaleva certo la legge della carità cristiana!).Celebre è per esempio la leggendaria frittata preparata per sfamare le truppe di Carlo V, per la quale furono utilizzate, si dice, 1000 uova; o , secoli dopo, il pranzo in onore di Ferdinando IV, che pare sia durato quattro giorni di fila, e scusate se è poco. 
I Certosini lasciarono Padula nel 1807, durante il decennio francese del Regno di Napoli. Le ricche suppellettili e tutto il patrimonio artistico e librario andarono quasi interamente dispersi e il monumento conobbe uno stato di precarietà e abbandono. Fu campo di concentramento nelle due guerre mondiali. Dichiarata monumento nazionale già nel 1882, solo nel 1982 furono avviati i lavori di restauro di un complesso architettonico tra i più significativi del Settecento nell'Italia meridionale. 
Anche nel resto d’Italia le Certose (da ricordare anche quella, meravigliosa, di Pavia) sono state musealizzate. Esistono ancora solo quattro Certose destinate alla vita religiosa; due maschili, due femminili, tutte nel Centro-Nord. 

Cetosa di Padula - Foto di G. OliverioArchitettura e arte della Certosa

Si dice che la pianta dell’ edificio assomigli alla graticola su cui fu martirizzato San Lorenzo, a cui la Certosa è dedicata.
 
Della primitiva struttura della Certosa restano solo pochi elementi. Gli ampliamenti e le  trasformazioni più rilevanti risalgono alla metà del Cinquecento, (dopo il Concilio di Trento molti edifici religiosi vennero modificati secondo i nuovi principi della Controriforma) e al Settecento – l’ impronta lasciata dall’ arte settecentesca è quella oggi più evidente, con un gran numero di stucchi, sculture, affreschi. 
Intorno alla corte esterna si svolgeva gran parte delle attività produttive. A sinistra c'erano la spezieria e la foresteria (riservata a religiosi e nobili illustri); nel braccio destro si trovavano gli alloggi dei monaci conversi. Era questa la parte della Certosa collegata al mondo esterno, mentre all’interno si osservava la clausura.
 Nella Chiesa i monaci si ritrovavano una volta di notte e due di giorno. Interessanti gli altari in scagliola (un tipo di gesso che imita il marmo intarsiato) e madreperla, il coro ligneo cinquecentesco e la porta in legno di cedro, datata al 1374. 
C’è un enorme tabernacolo bronzeo che è stato attribuito a Michelangelo o più probabilmente alla sua bottega. 
Interessante anche la “bacheca” su cui ogni giorno si assegnavano i compiti per ciascun monaco. 
La cucina è vastissima (e ciò non stupisce, visti i pranzi che ogni tanto vi si preparavano… d’altra parte bisogna dire, per amor del vero, che la dieta quotidiana dei certosini era davvero molto parca). E’ impressionante la cappa gigantesca sugli enormi fornelli. Ci sono maioliche gialle e verdi, grandissimi tavoli di marmo e vasche per la rigovernatura… e a questo punto dovreste immaginarvi Sofia Loren che lava i piatti a braccia nude. Già, perché la Certosa è stata anche set cinematografico per il film “C’era una volta” di Francesco Rosi, una fiaba tratta dal Pentamerone di Basile e interpretata da Omar Sharif e dalla Loren, appunto. 
E visto che stiamo parlando di cibo, restiamo in tema e passiamo… alle cantine! Abbiamo avuto l’opportunità di visitare l’immensa cantina della Certosa, a cui di solito non è consentito l’accesso. Ma grazie a Napolinternos, questo è stato possibile. Anche qui sembra di muoversi in un mondo fiabesco, abitato da Giganti: le botti e il torchio per la spremitura sono indescrivibilmente grandi… le botti però sono un “falso storico”: furono create per il film di Rosi. Ma chi non lo sapesse potrebbe a ragione chiedersi quanto vino producessero - e consumassero - i Certosini!
 
Certosa di Padula - Foto di G. OliverioOra parliamo invece di cibo per lo spirito… alla Cella del priore era annessa una grande biblioteca che custodiva decine di migliaia tra libri, codici miniati, manoscritti, dei quali solo una piccolissima parte si conserva ancora oggi nella Certosa. La maggior parte è stata portata via nel periodo francese; quelli recuperati si trovano ora quasi tutti nella Biblioteca Nazionale di Napoli. 
Per i certosini lo studio era importante, ma “con prudenza”; la meditazione e la preghiera, alternate al lavoro manuale, erano le occupazioni prevalenti nella giornata. 
In ogni caso fa una certa impressione vedere i numerosi scaffali, ora quasi vuoti; e c’è perfino lo scaffale “proibito”, in cui si conservavano opere di Alchimia, Astrologia, e i testi “eretici”. 
Per accedere alla biblioteca si sale una scala a chiocciola che è una meraviglia. Ha 38 gradini monolitici e assomiglia alla spirale interna di una conchiglia. Si regge senza pilastro centrale, e dà così un’impressione di grazia e leggerezza aerea. 
Notevolissime sono le proporzioni del Chiostro grande. Costruito a partire dal 1583, si sviluppa su due livelli: in basso, il portico con le celle dei padri; in alto, la galleria finestrata utilizzata per la passeggiata settimanale. Durante questa "uscita" la clausura veniva interrotta e i padri potevano comunicare e pregare insieme. 
Per quanto riguarda le celle: non pensate a stanzette striminzite… si tratta di veri e propri appartamentini composti di più vani e avevano anche ciascuno il suo giardinetto. 
Un magnifico scalone ellittico a doppia rampa, con otto grandi finestroni, unisce i due livelli del Chiostro grande: e qui è terminata la nostra visita alla Certosa.   

Battistero di Padula - Foto di G. OliverioLa tappa successiva della giornata è stata “l’arcano”, e cioè il Battistero Paleocristiano di Marcellanium (dal nome del papa Marcello I). Risale al IV -V secolo ed è alimentato tuttora da una sorgente di acqua purissima, trasparente. Il Battesimo si svolgeva per immersione, come sempre nei primi secoli del Cristianesimo, ed era destinato ai catecumeni adulti. 
Anche prima del Cristianesimo il luogo era considerato sacro. Si credeva che nella sorgente abitasse la ninfa Leucothea. 
Si dice che questo luogo, che divenne commenda dei Templari, sia colmo di energie benefiche. E pare che i Templari se ne intendessero parecchio, di forze misteriose. Ad ogni modo il Battistero era una tappa sulla strada per la Terrasanta. Ed è estremamente suggestivo, nel verde, il piccolo edificio a cupola, il cui interno è sommerso dall’acqua cristallina della fonte, su cui gioca la luce.
Mistica semplicità, pura bellezza, silenzio – basterebbe già solo questo a nutrire e rafforzare lo spirito.   

Infine il pranzo a Caggiano (il “buono” del titolo, evidentemente), a cura del grande chef Vitantonio Lombardo.

La Locanda Severino* è situata in bella posizione a Caggiano, il cui intatto centro storico medioevale è adagiato su una collina a 800 metri, al confine tra la Campania e la Basilicata.
Un’antica palazzina gentilizia è stata trasformata in locanda “di charme". La cucina è basata su piatti che rappresentano i sapori tipici del territorio, leggeri nei condimenti e accurati nella presentazione estetica. 

Il Menù della Locanda Severino per Napolinternos: 

Cannolo di pane con spuma di mozzarella di bufala su frappè di pomodoro ed olio ai semi di basilico 
Quadro di salumi nostrani con piccole gemme di sott'oli 
Paccheri di Caggiano con carciofi bianchi, salsiccia e maggiorana 
Tagliata di vitello con patate cotte in sale e rosmarino e riduzione d'Aglianico 
Panna cotta alla grappa con salsa di fragole e cioccolato manjari 
Crème brulèe con pastarelle e gelatina di Moscato di Venosa 
Frutta essiccata Caffè, digestivo e piccola pasticceria
In abbinamento:
 Spumante Brut-Cantine di Venosa Il Caggianese 2008-F.Pucciarelli   
Spumante Moscato-Cantine di Venosa 
  

Il menù è stato trasformato in una deliziosa versione vegetariana per l’autrice di questo articolo. E ora, arrivati allo spumante, non ci resta che brindare, dopo la pausa estiva, a un nuovo anno ricco di gite e visite guidate con Napolinternos!

 

Certosa di Padula - Foto di G. Oliverio

Qualche suggerimento dell’autrice: 
leggere – o rileggere - il bellissimo romanzo “La Certosa di Parma” di Stendhal; 
film: “C’era una volta” di Francesco Rosi;        
“Il grande silenzio” di Philip Groening (documenta la vita quotidiana dei monaci nella Grande Chartreuse in Francia);
la bibliografia sui Templari è sterminata. Consiglio il saggio “Il Santo Graal” di Baigent, Leigh e Lincoln (Oscar Mondadori) che dedica un capitolo molto consistente ai Templari, oltre a esplorare in maniera seria e analitica un affascinante mistero di cui si parla da duemila anni.

 

* Leggi l'articolo sulla Locanda Severino: 'La locanda della felicità'.