CAMPI FLEGREI terra di fuoco, delle acque e del mito

 Siamo nel regno del mito e della leggenda. Una terra suggestiva e incantevole: i Campi Flegrei, definiti "la diletta patria" della civiltà ellenolatina, che fecero dire a Goethe  

"E’ qui che si resta sbalorditi fra gli avvenimenti della storia e della natura"  

I Campi Flegrei sono un vasto e complesso insieme di circa 24 crateri, alcuni dei quali presentano manifestazioni gassose effusive (area Solfatara) o idrotermali (Agnano, Pozzuoli, Lucrino), nonché causa del fenomeno del bradisismo, riconoscibile per la sua entità nel passato nel “Tempio di Serapide” a Pozzuoli. Di derivazione greca, "flegreo" vuol dire ardente, di fuoco, bruciato. Si tratta della regione vulcanica ad occidente di Napoli, delimitata dalla collina di Posillipo, da Miseno e Cuma, che comprende i territori di Pozzuoli, Bacoli, Monte di Procida e Quarto, le isole di Ischia e Procida e gli isolotti di Vivara e Nisida. I Campi Flegrei sono certamente tra le terre più recenti d’Italia, perché formatesi per successive eruzioni all’inizio dell’era quaternaria.
Altamente geotermici e quindi morfologicamente formati da crateri con le relative cinte, sono stati, nel periodo della loro formazione, coinvolti da sprofondamenti e sollevamenti che hanno originato nel primo caso le conche (Quarto, Pianura e Soccavo) e nel secondo caso innalzamenti (terrazza della Starza e Arco Felice). Le cinte crateriche, ancora oggi quasi intatte, sono quelle degli Astroni, di Cigliano e di Monte Nuovo. Agli attuali laghi costieri (Mar Morto, Lucrino, Fusaro e Patria) si aggiunge l’Averno, classico lago craterico. 

Le attività esplosive di breve durata, ma violente e la presenza continua di vulcani alimentarono la fantasia degli antichi che qui collocarono la Terra dei Giganti, la lotta dei Ciclopi e dei Titani, a simboleggiare il fuoco, la violenza divina, in un misto di credenze, culti e misteri. E così la violenza di fuoco viene immaginata come la forza di Giove che distrugge il gigante Tifeo oppure la vittoria di Zeus contro i Titani. Qui nascono il mito di Ulisse, il culto di Kalypso, il mito di Tifeo e di Encelado, il culto di Ercole che giunge con i buoi rapiti a Gerione e innalza la grande diga per separare il Lucrino dal mare, l’oracolo avernale dei morti tra i fiumi e le esalazioni di zolfo, che copre la terra arsa e vulcanica, il mito delle divinità infernali e, infine, la leggenda Virgiliana e il culto della Sibilla Cumana.  

In questo scenario suggestivo e ricco di storia e leggenda inizia l’itinerario turistico che toccherà i più importanti siti dei Campi Flegrei:  

Pozzuoli è il centro più importante, le cui origini risalirebbero alla colonia greca nota come Dikaiarchia, fondata col beneplacito dei potenti Cumani da fuggiaschi provenienti dalla cittadina greca di Samo (530 a.C.), che contribuirono negli anni alla crescita economica e urbanistica dell'abitato. Nel 421 a.C. l’intera zona flegrea cadde sotto il dominio delle popolazioni campane e nel 338 a.C. sotto quello di Roma, che capì l’importanza commerciale e militare del golfo flegreo solo dopo il tentativo di conquista di Annibale (215 a.C.).Puteoli (piccoli pozzi) divenne l’approdo più importante del Mediterraneo, tanto da essere appellata "Delus minor e litora mundi hospita".
Le arti del vetro, della ceramica, dei profumi, dei tessuti, dei colori e del ferro trovarono larga diffusione, per la presenza di maestranze locali educate a tradizioni fenicie, ellenistiche ed egiziane.
 Attraverso il suo porto, Puteoli assimilò anche i segni di altre civiltà e religioni. Infatti è storicamente accertata la sosta di sette giorni di San Paolo che nel 61 d.c. vi trovò già una comunità di cristiani. La città prosperò fino a quando il porto rispose alle esigenze del commercio romano, ma subì un duro colpo con l’apertura di quello di Ostia, voluta dall’imperatore Traiano. 

Con l’accentuarsi del bradisismo discendente, che sommerse le opere portuali e con la caduta di Roma (476 d.c.), Puteoli divenne un piccolo centro di pescatori e i Campi Flegrei furono solamente meta di brevi soggiorni termali. Soltanto dopo l’eruzione del Monte Nuovo (1538) iniziò una lenta ripresa socio-economico-urbanistica, per opera del Vicerè spagnolo Pedro Alvarez de Toledo. Anche il Vicerè Pedro d’Aragona ebbe molta cura per la terra flegrea e, infervorato dal desiderio di far rivivere le terme flegree, istituì nel 1670 nell’Università di Napoli una cattedra dedicata all’azione terapeutica dei bagni di Pozzuoli.Le scelte di sviluppo industriale della zona operate tra la fine del 1800 e il secolo scorso andarono nella direzione opposta rispetto alla naturale vocazione turistica della zona e determinarono un fenomeno di inurbamento, con l’abbandono delle campagne e la riduzione della pesca. 

Altro colpo per il turismo del territorio furono le due crisi bradisismiche, la prima nel marzo del 1970, che determinò l’evacuazione forzata del Rione Terra, e la seconda nel 1983. La cittadina è ricca di edifici monumentali di epoca romana: l’antico mercato (Macellum) noto come il "Tempio di Serapide", il Tempio di Augusto (Rione Terra), grandi edifici termali, tratti di strade di epoca romana, ampie necropoli monumentali e ben due anfiteatri, tra cui l’Anfiteatro Flavio (il terzo più grande d’Italia). Quest'ultimo poteva contenere più di 20.000 spettatori; tutt'oggi sono ben conservati i sotterranei, dove è stato possibile studiare il complesso sistema di sollevamento delle gabbie nelle quali venivano chiuse le belve, prima di uscire nell’arena. 

Poco distante da Pozzuoli, alle spalle del lago di Lucrino e del Monte Nuovo, si trova il lago d’Averno, anch’esso una caldera vulcanica, splendida area protetta considerata dagli antichi l’ingresso dell’Oltretomba. In epoca romana, per un breve periodo, il lago fu utilizzato insieme al vicino lago Lucrino come porto militare dell’antica Roma ossia la base chiamata Portus Julius. Sul Lago d’Averno spicca il rudere di una grande sala termale chiamata "Tempio di Apollo". 

Più oltre, Baia rappresentava il luogo di soggiorno prediletto dell’aristocrazia romana e di diversi imperatori che qui venivano a dilettarsi tra mare e otium, edificandovi lussuose ville di soggiorno e numerosi impianti termali. Attualmente l’antica Baia è parzialmente sommersa a causa del bradisismo (Parco sommerso di Baia). Degno di menzione è il Ninfeo di Punta Epitaffio, la cui ricostruzione, completa delle sculture marmoree rinvenutevi, è visibile nel Museo Archeologico dei Campi Flegrei, situato nel Castello di Baia. 

Ed eccoci a Miseum, villaggio sorto in epoca romana, sede dell’importante flotta pretoria dell’imperatore. La vicina spiaggia di Miliscola a tutt’oggi conserva nel suo nome il ricordo degli allenamenti che vi svolgevano i marinai romani (militum schola). A nord di Miseno, nel lago Fusaro, su di un isolotto, si trova la graziosa Casina Vanvitelliana realizzata da Carlo Vanvitelli nel 1782, su commissione di Ferdinando IV di Borbone.  

Proseguendo, vi è l’antica città di Cuma, la colonia più antica della Magna Grecia ben nota sin dalle origini in quanto sede dell’oracolo, la famosa Sibilla Cumana. Dell’antica città sono state ritrovate la parte bassa di epoca romana con l’area del Foro e i relativi edifici pubblici, la crypta Romana e soprattutto l’acropoli con il cosiddetto antro della Sibilla ed i Templi di Apollo e Zeus. Fa da porta alla città lo splendido Arco Felice, un monumentale arco in laterizi di epoca romana costruito nel taglio che i romani effettuarono nella collina, attraverso il quale l’antica Via Domiziana entrava in Cuma. Un taglio simile lo abbiamo a Montagna Spaccata, dove l’antica Via consolare Campana proveniente da Pozzuoli penetra nel cratere di Quarto, sito originario dell’omonimo centro abitato di origine romana, chiamato così in quanto si trovava ad un quarto di miglia di distanza da Puteoli, sul diverticolo che portava alla Via Appia antica.  

Ma sono ancora tanti i siti da scoprire disseminati nel territorio dei Campi Flegrei (basti pensare alla Piscina Mirabilis e alle antiche Terme di Baia), ove la fertilità del territorio e le complesse vicende geomorfologiche hanno determinato uno strano connubio tra insediamento urbano e natura... Gli stessi elementi che avevano ispirato sacro orrore negli antichi Greci, favorendo il sorgere di leggende che qui avevano il loro scenario naturale. 

I Campi Flegrei con il loro stretto intrecciarsi di storia e leggenda, natura e intervento dell'uomo, saranno oggetto di una visita dell'associazione culturale Napolinternos, che già si è occupata nel corso di quest'anno dell'organizzazione di itinerari a tema archeologico. Un itinerario da svolgere parzialmente in bus e parzialmente a piedi per avere una panoramica di un territorio così vasto e complesso, ma omogeneo, e contemporaneamente osservare da vicino le rovine della civiltà greco-romana, nonché gustare i saporiti prodotti di una terra plasmata dal fuoco e dal mare.

 

 

ROSA COPPETO